Gli sportivi italiani in Terra Santa
Ambasciatori di pace
21-25 aprile 2004
Il "Pellegrinaggio degli Sportivi Italiani in Terra Santa" nasce da un profondo desiderio di pace e da un autentico spirito di solidarietà. Certamente gli sportivi non pretendono impartire particolari lezioni umanitarie, tuttavia sentono l'urgenza di esprimere una forte testimonianza di amicizia verso popoli tra i più martoriati del Medio Oriente, condividendo la loro condizione di vita.
Identificando nella formula della "maratona", classico emblema di coraggio, di sacrificio e di dedizione, la forma di un vero pellegrinaggio lungo la strada che congiunge Gerusalemme a Betlemme, lo sport si pone a servizio di una "diplomazia simbolica", fondata sulla convinzione che la pace diventa possibile se, con buona volontà, ci si mette insieme sulla via del dialogo, della fratellanza e della riconciliazione.
Il Santo Padre Giovanni Paolo II nell'indimenticabile Giubileo degli Sportivi (29 ottobre 2000) ha invitato a "rendere grazie a Dio per il dono dello sport", indicando agli sportivi un compito importante, quello di "fare dello sport un'occasione di incontro e di dialogo, al di là di ogni barriera di lingua, di razza, di cultura. Lo sport può infatti, recare un valido apporto alla pacifica intesa fra i popoli e contribuire all'affermarsi nel mondo della nuova civiltà dell'amore" (Omelia, allo Stadio Olimpico, n. 2).
Siamo persuasi che questo compito viene adempiuto, giorno per giorno, nella concretezza della pratica sportiva ai livelli locali, nazionali e internazionali, attraverso un impegno meritorio di dirigenti e atleti, motivati da forti istanze etiche. Tuttavia il mondo dello sport si rende interprete anche di gesti di alta ispirazione ideale, per ricaricare la volontà e la speranza, capaci di promuovere testimonianza di convinta condivisione di valori appassionanti, di ampia portata civile e spirituale.
Del resto anche la Carta Olimpica sprona a seguire questa direzione. Infatti dichiara che "lo scopo del Movimento Olimpico è contribuire alla costruzione di un mondo migliore, senza guerre e tensioni, educando i giovani attraverso lo sport praticato, senza discriminazioni di alcun genere secondo lo spirito Olimpico, il quale esige la reciproca comprensione in uno spirito di amicizia, solidarietà e lealtà" (art. 6).
E' del tutto evidente allora che la parola dello sport è parola di pace non di violenza, di amicizia non di ostilità, di giustizia non di sopruso, di vita non di morte. Perché sono per la pace, a tutti i costi, gli Sportivi Italiani vanno in Terra Santa, la regione più triste e devastata da perversi terrorismi che seminano odio e dolore.
Il singolare evento della "Maratona-pellegrinaggio", collocato nell' "Anno Europeo dell'educazione attraverso lo sport" e nella prossimità delle Olimpiadi di Atene, avvalora il tracciato antico da Gerusalemme a Betlemme sulle orme dei Re Magi e dei pastori, uomini di pace. In virtù della sua finalità pacifica rappresenta un segno inequivocabile di come gli sportivi intendono essere attori e protagonisti di amicizia camminando fianco a fianco, per proclamare nella loro semplicità disarmante l'inestimabile dono della pace.

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